13 Ottobre 2026
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EURO

DI MARCO BUGGIANI

MOLTE SONO LE OBIEZIONI AVANZATE IN MERITO ALL’UTILIZZO DELL’EMISSIONE DI MONETA PER FAR FRONTE ALLA CRISI ECONOMICA CHE SI STA VERIFICANDO A SEGUITO DEL BLOCCO DEL MERCATO PRODUTTIVO A CAUSA DEL CORONAVIRUS. TRA QUESTE LA POSSIBILITà DI UN AUMENTO ECCESSIVO DELL’INFLAZIONE. ANDIAMO A SMONTARE INSIEME QUESTA OBIEZIONE CON L’AIUTO DI ECONOMISTI COME IL PROF. FULVIO CORSI DELLA FACOLTà DI ECONOMIA DI PISA.

Questo articolo rappresenta il secondo, in ordine di tempo, che scrivo per andare a contrastare le varie obiezioni che spesso vengono avanzate in televisione e sui giornali riguardo alla possibilità di creare moneta per contrastare le crisi economiche. Argomento oggi molto trattato a causa della pandemia da coronavirus che sta provocando una importante flessione in negativo dei mercati produttivi italiani. Ci viene a sostegno delle nostre tesi lo studio del Prof. Fulvio Corsi, professore ordinario di Economia Politica alla facoltà di Economia dell’Università di Pisa, nel suo articolo LA MONETIZZAZIONE DEL DISAVANZO NELLA LETTERATURA MACROECONOMICA RECENTE (PRE E POST-COVID) pubblicato su Asimmetrie.org, i cui argomenti di trattazione vengono ripresi in questo articolo..

E’ necessario fare delle premesse per poter affrontare questo tema senza per non avere distorsioni di valutazione. Bisogna evidenziare che una situazione economica come quella attuale di eccesso di indebitamento (sia pubblico che privato), dove l’inflazione è costantemente bassa da molti anni ed il rischio concreto con la possibilità anche di trovarsi in situazioni deflazionistiche, un aumento dell’inflazione consentirebbe di alleggerire il peso reale dei debiti, ridurre i tassi di interesse reali e riportare i tassi di interesse nominali ad un livello più naturale.

Da osservare anche che dal punto di vista macroeconomico esistono strumenti assodati e molto efficaci per combattere un’inflazione ritenuta troppo elevata i quali sono di tipo monetario, come l’aumento dei tassi di interesse o la vendita di titoli, che di tipo fiscale come le politiche di austerità, con l’incremento della tassazione, per ridurre la domanda aggregata.Bisogna anche considerare che la quantità di monetizzazione della spesa pubblica può essere direttamente e facilmente controllata sulla base degli effetti macroeconomici osservati.

La Banca Centrale Europea (BCE), adottando una struttura di governance in cui l’entità dello stimolo fosse deciso autonomamente dalla BCE e le decisioni riguardanti le modalità del suo utilizzo restassero in capo al Governo, salvaguarderebbe la propria credibilità in un contesto realistico aleatorio anzichè determinsitico come da letteratura degli anni ’70 e ’80.

Ci dobbiamo però porre una domanda importante e ci dobbiamo chiedere perché la monetizzazione della spesa pubblica comporterebbe un aumento dell’inflazione solo quando a creare nuova moneta è la BC e non invece anche quando a farlo è il settore bancario privato attraverso l’erogazione di nuovi prestiti. In entrambi i casi, infatti, si ha una crescita dei depositi bancari nel sistema.

Infatti si ha la crescita dei depositi bancari al momento stesso dell’erogazione del prestito oppure al momento in cui il Governo spende le proprie riserve di BC nell’economia accreditandole sui conti correnti dei privati. E’ evidente che in entrambi i casi l’effetto sulla quantità di moneta in circolazione, e quindi sull’eventuale aumento di inflazione, è esattamente lo stesso.
Una possibile risposta a questo contro-obiezione è che le decisioni delle banche commerciali private sono prese in una logica di mercato, quindi più efficienti delle decisioni prese secondo una logica burocratica/dirigistica di una istituzione di diritto pubblico quale la BC. In realtà Jordà, Taylor e Schularick mostrano chiaramente, attraverso l’evidenza empirica, come l’allocazione decisa dalla banche private sia prevalentemente diretta al settore immobiliare e finanziario, contribuendo solo indirettamente alla crescita del PIL .

Se anche ipotesi fosse vera resta il punto che se si ritiene necessario stimolare la domanda nominale tramite politiche monetarie espansive perché si reputa la quantità di moneta creata dal sistema bancario privato come insufficiente. Un esempio evidente di questo è la possibilità che il Governo italiano ha dato alle imprese la possibilità di chiedere finanziamenti garantiti dallo Stato per far fronte alle spese necessarie al periodo di fermo forzato imposto a tutela della salute pubblica per colpa del Covid-19. Le imprese che hanno chiesto detti finanziamenti sono state poche e stanno attendendo tempi lunghissimi per poter ricevere questi soldi, risultando così un intervento del tutto insufficiente. Diventa evidente invece come sia rilevante l’intervento diretto della BCE attraverso l’intervento di immissione di moneta nel sistema economico.

Che la monetizzazione della spesa pubblica però possa rappresentare un intervento utile e necessario in determinante circostanze non significa che sia privo di rischi. Infatti, se è vero che la BC non ha, come detto nell’articolo riguardo alla possibilità di perdite per la BCE a seguito di emissione di moneta, vincoli di tipo contabile, ne ha certamente di tipo economico legati appunto al rischio di alimentare un’inflazione eccessiva. Per ulteriori approfondimenti vi rimando all’analisi sulla formula MV=PY della teoria quantitativa della moneta affrontata dal Prof. Corsi in “LA MONETIZZAZIONE DEL DISAVANZO NELLA LETTERATURA MACROECONOMICA RECENTE (PRE E POST-COVID)” su Asimmetrie.org.